LA TECNICA DI PATTINAGGIO- EVOLUZIONE E ANALISI ALTO LIVELLO

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In questo articolo vi presentiamo l’unica tecnica dello sci di fondo ad oggi presente nelle competizioni del biathlon, ovvero la tecnica di pattinaggio.

L’ evoluzione della tecnica di pattinaggio

La tecnica di pattinaggio è piuttosto giovane poiché incominciò a fare la sua comparsa ad alto livello nei primi anni 80, in seguito al miglioramento delle tecnologie di battitura delle piste con motoslitte e gatti delle nevi, che permettevano di realizzare uno spazio più ampio di neve compatta ai lati del binario rispetto alla battitura manuale. Colui che diede inizio a tale evoluzione dello sci di fondo fu il finlandese Pauli Sitoonen che, nella stagione invernale 1981 – 82, è stato il primo a far fuoriuscire uno sci dalla traccia e ad effettuare la fase propulsiva degli arti inferiori utilizzando lo spigolo interno con lo sci in movimento, praticando quello che ad oggi è il movimento della pattinata spinta. Inizialmente gli atleti continuavano a sciolinare gli sci utilizzando una sorta di tecnica mista durante la gara. La conferma della bontà di questo nuovo modo di progredire la diede lo statunitense Bill Koch nella stagione successiva in cui riuscì, primo e ad oggi unico fondista americano, ad aggiudicarsi la Coppa del Mondo nella stagione 1982-83. Tecnicamente la sciata era molto dispersiva e poco efficiente, già in tecnica classica, e questo modo di portare gli sci si è poi trasmesso anche nelle prime pattinate con arretratezza generale data da forti flessioni di busto e profonde spinte degli arti inferiori, con ampiezze esagerate.

Negli anni seguenti si iniziò a uscire dal binario con entrambi gli sci, soprattutto nei tratti a velocità meno elevata, effettuando inizialmente soltanto il pattinaggio corto, che a livello tecnico non aveva grossissime differenze rispetto ai canoni attuali, e partire dal 1986 la FIS iniziò a suddividere le competizione nelle due tecniche che attualmente contraddistinguono lo sci di fondo, classica e pattinaggio. Durante la battitura delle piste le tracce venivano sempre effettuate e la pattinata spinta, nei tratti più veloci, era ancora molto utilizzata, probabilmente per un discorso di maggior stabilità dell’ attrezzo. nei tratti più “sicuri” gli atleti procedevano col pattinaggio corto con l’appoggio del bastoncino che veniva posticipato rispetto a quello dello sci nei tratti a bassa resistenza. Negli ultimi anni ‘80 ci fu la comparsa delle coordinazioni in cui è richiesto un maggior controllo dello sci, ovvero il pattinaggio, il pattinaggio lungo e il pattinaggio con doppia spinta, anche se la pattinata spinta nel binario non venne ancora eliminata. Rispetto al modello tecnico attuale le escursioni del busto erano molto più evidenti, causando inevitabili posizioni arretrate, le estensioni degli arti inferiori e le scivolate risultavano limitate con alti ritmi di avanzamento, in pratica una sciata molto poco economica. Dai primi anni 90 non venne più stilata la traccia nelle competizioni a tecnica libera e la pattinata spinta diventò per forza di cose un movimento da utilizzarsi esclusivamente in curva. Al passo di questa innovazione si è verificata un’evoluzione dei materiali: furono introdotti gli sci da pattinaggio con lunghezza ridotta e ponte rigido, e l’altezza delle scarpe e dei bastoncini venne innalzata. Grazie a queste novità anche a livello tecnico ci furono delle ovvie modifiche con minori dispendi energetici ma con ancora molti margini. Rispetto ad oggi i comportamenti erano differenti a livello di orientamento del corpo alla scivolata che risultava poco più che nullo, di appoggio dello sci al terreno molto più avanzato rispetto ad oggi e con posizioni di conseguente arretratezza nelle successive fasi di lavoro degli arti inferiori.

La sempre più alta qualità delle attrezzature e la metodologia di allenamento più specifica e più mirata all’economia del gesto rispetto al passato continuarono nelle stagioni seguenti ad avvicinare la tecnica a un modello sempre più efficiente.

Nel 1996 all’interno dei calendari di Coppa del Mondo entrarono a far parte le gare che hanno maggiormente prodotto nei tecnici e negli atleti la necessità di ricercare una tipologia di sciata molto redditizia e che si adatti facilmente alle velocità più alte che si riescano a raggiungere sugli sci stretti: le sprint. Dal 2001 ci fu l’inserimento di queste competizioni anche nei programmi dei Campionati Mondiali e dei Giochi Olimpici che diede ancora più risalto alle nozioni sopracitate, con la comparsa di diversi adattamenti ai movimenti per finalizzare al meglio la resa. Ovviamente le modifiche tecniche furono attuate anche per le gare di distanza e la sciata dall’inizio degli anni 2000 divenne sempre più simile a quella attuale che verrà analizzata approfonditamente in seguito.

Analisi dei modelli tecnici attuali

Qui di seguito sarà analizzata la tecnica dell’alto livello, attraverso semplici descrizioni del comportamento generale di tutti i movimenti della tecnica di pattinaggio, concentrando l’attenzione in tutte queste fasi sull’azione della parte bassa (arti inferiori) e della parte alta (arti superiori e busto) del corpo, evidenziando quelli che sono i punti cardine che permettono agli atleti di rendere la loro sciata così efficiente.

Saranno descritti assieme, per quanto riguarda la parte bassa, i movimenti del pattinaggio, del pattinaggio lungo e del pattinaggio con doppia spinta per la loro forte similitudine a livello di lavoro degli arti inferiori. Infatti, sono tutti caratterizzati dall’utilizzo dei quattro movimenti (piegamento in scivolamento, parziale estensione, caricamento, spinta) e si differenziano tra loro solamente per tempismi coordinativi e esecutivi degli arti superiori. Saranno poi trattati individualmente la pattinata spinta e il pattinaggio corto; il primo caratterizzato dal lavoro di spinta di un solo arto inferiore, e il secondo da due movimenti (piegamento in scivolamento-caricamento e spinta).

PATTINAGGIO- PATTINAGGIO LUNGO- PATTINAGGIO CON DOPPIA SPINTA

AZIONE PARTE BASSA DEL CORPO.

La scivolata inizia dal contatto dello sci alla neve, con un angolo della caviglia chiuso e una quasi perpendicolarità della coscia rispetto all’orizzontale data dal controllo del piegamento dell’angolo del ginocchio. Inoltre, grazie a questi accorgimenti, lo sci viene inizialmente disposto sullo spigolo esterno, e questo comporta scivolate più lunghe e capacità di sfruttare la componente elastica che aiuta ulteriormente l’azione propulsiva successiva. Durante la fase di scivolamento vi è un avanzamento del bacino con innalzamenti controllati, più evidenti in accelerazione per sfruttare tutta la forza possibile in tratti brevi. Nella massima estensione degli arti inferiori l’angolo tibia- piede aumenta di pochissimi gradi e la coscia si estende sul ginocchio fino al raggiungimento di una proiezione comoda da controllare in fasi di gara normali; e esagerata, con la presenza di fasi di volo, in accelerazione. Nel pattinaggio (come sul lato debole del pattinaggio lungo), caratterizzato da velocità già elevate da mantenere tali e dal non utilizzo dei bastoncini, la massima estensione è molto contenuta e in accelerazione non è addirittura presente.

Dalla massima estensione inizia la fase di caricamento, con una rapida chiusura degli angoli dell’arto inferiore in appoggio, che assumeranno caratteristiche angolari simili al piegamento in scivolamento, e un’inclinazione verso la nuova scivolata fino al raggiungimento del massimo caricamento in presa di spigolo interno. In questo momento avviene l’azione di spinta della gamba, con un dinamismo tale da permettere di trasmettere rapidamente il carico sullo sci che inizia a scivolare e di controllare le ampiezze dell’arto che andrà a scaricarsi.

AZIONE PARTE ALTA DEL CORPO.

PATTINAGGIO

In questo movimento busto e braccia non hanno funzione propulsiva e quindi il loro comportamento è volto a mantenere alta la velocità ricercando massima aerodinamicità (con bastoncini sotto alle ascelle) oppure oscillando le braccia per accentuare l’ azione di caricamento spinta degli arti inferiori. Ha però una grossa importanza il mantenimento dell’ orientamento del corpo rispetto alla scivolata e quindi gli assi di spalle e bacino rimangono sempre paralleli tra loro in direzione dello sci.

PATTINAGGIO LUNGO- PATTINAGGIO CON DOPPIA SPINTA

L’ azione propulsiva inizia dall’ appoggio dei bastoncini sulla neve (sul lato forte per il pattinaggio lungo), una volta raggiunta la proiezione del corpo, e prosegue con la prima e la seconda fase di spinta delle braccia (in alta resistenza nel pattinaggio doppio l’azione delle braccia si limita alla sola prima fase di spinta). La muscolatura del tronco assume una componente molto importante durante l’azione di spinta degli arti superiori; infatti, oltre che ad intensificare la forza trasmessa sui bastoni, è in grado di mantenere una posizione del tronco alta e poco flessa, evitando di far scendere il bacino verticalmente e di farlo arretrare e quindi rendendo tutto il ciclo del movimento molto meno dispendioso. Anche in questi movimenti il mantenimento dell’orientamento del corpo rispetto alla scivolata è fondamentale (a parte nei terreni ad alta resistenza col pattinaggio con doppia spinta).

PATTINAGGIO CORTO

AZIONE PARTE BASSA DEL CORPO.

La scivolata inizia con il contatto dello sci sulla neve e la gamba in piegamento e prosegue mantenendo quasi invariati gli angoli articolari, l’angolo della caviglia sul lato debole viene maggiormente modificato rispetto agli altri, chiudendosi durante il recupero degli arti scarichi e l’avanzamento di bacino. L’azione di caricamento è quindi la parte finale del piegamento in scivolamento, un po’ più evidente sul lato debole, ma comunque presente. La spinta risulta essere dinamica anche in questo passo; infatti viste le velocità di avanzamento sempre maggiori è molto spesso utilizzato solamente in accelerazione oppure in altissima resistenza. Se praticato in condizioni normali, è un passo molto dispendioso a livello muscolare (lavoro isometrico) e meno efficiente del pattinaggio doppia spinta.

AZIONE PARTE ALTA DEL CORPO.

L’azione propulsiva inizia coll’appoggio dei bastoni contemporaneo al contatto dello sci sulla neve sul lato forte, e prosegue con le due fasi di spinta. Il tronco compie un grosso lavoro di tenuta flettendosi leggermente più che negli altri movimenti, così come il corpo che si orienta alla scivolata in entrambi i lati (in accelerazione e alta resistenza questo particolare è meno evidente avendo tempi di esecuzione ridotti).

PATTINATA CON SPINTA

AZIONE PARTE BASSA DEL CORPO.

In questo movimento l’azione propulsiva della parte bassa del corpo è data solamente da un arto inferiore che, è quello esterno alla direzione di avanzamento.

La fase di scivolata inizia con il contatto dello sci sulla neve, proseguendo sulla linea ideale di avanzamento, con il rapido innalzamento-avanzamento di bacino e il sorvolo avanzamento dell’arto scarico che viene rapidamente caricato attraverso una rapida flessione della gamba che stava scivolando. Al contatto dello sci, contemporaneo all’appoggio dei bastoncini, corrisponde l’inizio della fase di caricamento e la successiva spinta dinamica della gamba.

AZIONE PARTE ALTA DEL CORPO.

L’azione propulsiva inizia coll’appoggio dei bastoncini corrispondente al contatto dello sci, il tronco effettua il medesimo importante lavoro caratteristico degli altri movimenti, l’orientamento del corpo segue sempre lo sci sulla neve ma, essendo i tempismi esecutivi più rapidi, è meno evidente sul lato di spinta.

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